Sono un professionista. Scrivo codice, o forse articoli, o magari insegno. Fino a ieri, il mio mestiere era un recinto sicuro, costruito su anni di studio e pratica. Oggi, guardando lo schermo, sento un brivido freddo. Un'intelligenza artificiale ha appena completato in tre secondi un compito che a me avrebbe richiesto un'ora. E lo ha fatto bene.
È una sensazione che molti di noi provano oggi: il fiato dell'IA sul collo. La domanda non è più "se" la tecnologia sia capace, ma "cosa" resta a noi se l'IA ha ormai una conoscenza sufficiente su tutto.
È qui che il recente confronto tra Raffaele Gaito e il Prof. Vittorio Scarano (Università di Salerno) ci offre una chiave di lettura spietata ma illuminante: l'IA non ruba il lavoro "in assoluto". L'IA spazza via la mediocrità.
La "Linea di Galleggiamento"
Nel video, il Prof. Scarano usa un'immagine potente: la "linea di galleggiamento". Immagina che il livello di competenza richiesto dal mercato sia come il livello del mare. Con l'avvento dell'IA, questo mare si sta alzando velocemente.
Se il tuo lavoro consiste nel fare il "compitino", nel restare appena a galla facendo cose standard (scrivere un codice base, buttare giù un testo generico, ripetere una lezione a memoria), allora sì: sei a rischio annegamento. L'IA è già oggi più brava, veloce ed economica di un lavoratore non appassionato che si limita al minimo sindacale.
Come dice Scarano:
"Se io fossi un docente senza passione, probabilmente un'IA che lavora bene potrebbe sostituirmi. I docenti mediocri non possono dormire sonni tranquilli."
Guidare una Skoda o una Formula 1?
La tesi del video — e del nostro futuro professionale — è che l'IA alza l'asticella dell'accesso, ma non tocca la vetta. Scarano fa un esempio automobilistico perfetto. Quasi tutti noi abbiamo la patente B e sappiamo guidare un'auto normale (una "Skoda") per andare dal punto A al punto B. L'IA oggi è questo: un pilota automatico eccellente per il tragitto standard.
Ma guidare una Formula 1 è un'altra storia. Richiede riflessi, intuito, esperienza fisica, capacità di anticipare l'imprevisto. L'IA oggi ha una conoscenza enciclopedica ("sa guidare"), ma non ha la minuzia sui dettagli, la profonda comprensione del contesto e quella "scintilla" che possiede solo un essere umano iperspecializzato.
Un programmatore oggi non deve più perdere tempo a scrivere il codice di base (la "guida standard"); deve diventare il pilota di Formula 1 che sa architettare quel codice, capire dove si romperà tra due anni e come integrarlo in un sistema complesso. L'IA diventa il motore, noi dobbiamo essere i piloti d'élite.
La Curiosità come Salvagente
Dunque, come si sconfigge la paura di essere sostituiti? Non con il protezionismo, ma con quella che Scarano chiama la "mezz'ora di curiosità". Il lavoratore che verrà sostituito è quello che lavora dalle 9 alle 17 e poi spegne il cervello. Il professionista insostituibile è quello che investe tempo per capire cosa sta succedendo, che legge, che sperimenta, che usa l'IA come un "amico nerd" (il secchione del gruppo) per sfidare le proprie idee, non per farsi fare il lavoro.
Conclusione: La fine della mediocrità
L'articolo che ho scritto in precedenza parlava di collaborazione. Questo nuovo scenario conferma quella visione ma aggiunge un avvertimento: la collaborazione funziona solo se porti valore al tavolo.
Se il tuo lavoro è privo di passione e cura per il dettaglio, l'IA è una minaccia esistenziale. Ma se usi la tecnologia per liberarti della parte noiosa e concentrarti sull'eccellenza, sulla creatività e sull'empatia (quella che ti fa "alzare alle 5:30 per rifare le slide" perché ci tieni ai tuoi studenti o clienti), allora non hai nulla da temere.
L'IA non avrà mai la tua passione. Ma se tu per primo non metti passione nel tuo lavoro, allora sì: l'IA sarà sufficiente a sostituirti.